La nostra recensione di Black Mirror, la serie tv che sta spopolando su Netflix

Nella società odierna, l’utilizzo di mezzi di comunicazione di tutti i tipi, fa parte ormai della nostra vita quotidiana. Tutti hanno la possibilità di comunicare con persone in tutto il mondo grazie ad Internet, agli smartphone e ai computer e questo ha portato ad uno sviluppo impressionante del cosiddetto “IoT”, l’Internet delle cose che si applica a una moltitudine incredibile di oggetti connessi al mondo e fra di loro. Basti pensare ai frigoriferi che ti avvisano se alcuni alimenti conservati al suo interno stanno per raggiungere la data di scadenza, o ai sistemi d’allarme domestici che riconoscono chi sta entrando in casa e avvisano i proprietari se si tratta di uno sconosciuto.

Tutto questo dovrebbe semplificarci la vita. Ma evidentemente non la pensa così Charlie Brooker, l’autore di “Black Mirror”, la serie anglosassone, vincitrice nel 2012 di un Emmy Award come miglior miniserie, che sta avendo un grande successo su Netflix, già giunta alla terza stagione e in procinto di pubblicare la quarta.

“Black Mirror” racconta, in una serie di episodi autoconclusivi, il rapporto che abbiamo con la tecnologia. Più in dettaglio racconta i suoi effetti a lungo termine, ambientando ogni storia in un futuro poco lontano, molto lontano o in realtà parallele alla nostra.

Ogni episodio ha infatti in comune con gli altri l’uso, o per meglio dire, l’abuso degli strumenti che ci circondano che in futuro diventeranno sempre più parte di noi. Secondo la visione dell’autore, sarà possibile registrare ricordi in una memoria del tutto nostra, decidere di “bloccare” le persone indesiderate come si fa con i social network, o anche decidere l’epoca preferita in cui si vorrà vivere virtualmente dopo la nostra morte.

Ogni episodio di “Black Mirror” ha un finale che lascia spiazzati o attoniti perché racconta delle realtà lontane ma plausibili e di come la società sia ormai succube della tecnologia odierna a tal punto da rischiare la reputazione personale e la dignità, pur di diventare popolari e ben visti sui social network o decidere di partecipare a giochi o esperimenti per ritrovarsi poi a non distinguere più il reale dall’immaginario.

Il nostro giudizio su Black Mirror:

Emozione: La serie basata su episodi autoconclusivi. Praticamente ognuno una storia a se. Alcuni molto frenetici, altri decisamente più riflessivi. Tutti tengono lo spettatore incollato allo schermo fino alla fine dell’episodio che il più delle volte lascia increduli e attoniti. Ogni singola storia è un colpo di scena a se stante.

Realizzazione: Gli episodi sono ambientati in tempi diversi dal nostro, generalmente nel futuro, a volte in un futuro più fantascientifico e in alcuni casi in realtà parallele. In buona parte degli episodi si fa uso della computer grafica che è inserita in maniera ottimale, ben fusa con il mondo reale. La musica invece non risulta essere mai “invasiva” e in alcuni casi è assente in quasi tutto l’episodio. La fotografia punta di solito su toni piuttosto freddi e cupi salvo alcuni episodi in cui i colori sono volutamente molto saturi.

Performance: Il bello di Black Mirror e degli episodi autoconclusivi è che in ognuno c’è un cast diverso, ma allo stesso tempo, è difficile sbilanciarsi su un personaggio in particolare perché ogni episodio ha protagonisti diversi. In linea di massima comunque la recitazione è generalmente nella media, nessuna performance risulta spiccare sulle altre e questo rende la trama di ogni singolo episodio protagonista assoluta.

Riepilogo recensione
Emozione
Realizzazione
Performance